nocciolo

Nocciolo

 

  • Famiglia: Betulaceae
  • Genere: Corylus avellana
  • Etimologia: la parola volgare “nocciolo” deriva probabilmente dal latino “nŭcleus”, midollo, gheriglio, che deriva a sua volta da “nux”, noce.
  • Longevità: 60-70 anni
  • Habitat: è principalmente un albero europeo-caucasico, va dalla Penisola iberica e Inghilterra fino al Volga (il più lungo fiume europeo), e dalla Svezia alla Sicilia.
  • Curiosità: il simbolo del dio Esculapio – e degli odierni farmacisti – è un ramo di nocciolo con due serpenti attorcigliati, dovuto agli innumerevoli usi in ambito medico del nocciolo…

 

Come riconoscere il Nocciolo?

corteccia di nocciolo

Albero e corteccia

L’albero è alto circa 3-4 metri ma può raggiungere i 10 metri d’altezza. Ha una chioma folta e rami flessibili. La corteccia ha un colore grigio-argentato, è prevalentemente liscia.

 

 

nocciolo

Foglie del nocciolo

La foglia del nocciolo

La foglia è caratterizzata dalla forma che richiama un cuore e dal bordo dentellato.

 

 

 

 

infiorescenza nocciolo

Fiore femminile del nocciolo

Fiori e frutti

Il frutto è ben conosciuto da tutti, il fiore un po’ meno.

Può essere maschile o femminile. Il fiore maschile è lungo, giallognolo e ricco di polline, il fiore femminile assomiglia ad una gemma, è poco appariscente e ha un ciuffetto rosso sulla sommità.

 

 

Utilizzi e proprietà

  • L’uomo del neolitico conosceva già il potere nutriente delle nocciole, di cui arricchiva la sua dieta.
  • Il legno era usato fin dall’antichità per la costruzione di ceste e recinti.
  • Bacchette di nocciolo vengono usate ancora oggi dai rabdomanti.
  • Le foglie e la corteccia venivano in passato utilizzati come astringenti, coagulanti, febbrifughe e capaci di contrastare la dilatazione dei vasi sanguigni.
  • Le nocciole sono  in grado di ridurre il rischio di problemi cardiovascolari, ipercolesterolemia e iper-trigliceridemia, ma anche per migliorare la concentrazione e la memoria se integrate adeguatamente nella propria alimentazione..
  • Il gemmoderivato del Nocciolo è un rimedio che dona elasticità al tessuto connettivo polmonare ed epatico. E’ un antisclerotico utile in caso di bronchite cronica, enfisema, sclerosi del parenchima polmonare, steatosi o cirrosi epatica, epatopatie derivanti dal sclerosi del tessuto epatico e anemia sideropenica.
  • Il suo utilizzo porterebbe anche ad una benefica diminuzione del colesterolo totale e dell’acido urico.

 

Miti e Curiosità

Il nocciolo è un albero presente in molti racconti antichi ed è sopratutto presente nella cultura celtica.

In Irlanda fa ombra alla Fonte di ogni Saggezza, detta Fonte di Connla o di Segais. Da questa fonte nascerebbero 7 ruscelli vicino ai quali si erge il Nocciolo ricercato da tutti i poeti. La leggenda narra che non ha età e ha 9 fusti. Nella Fonte sacra si trova il salmone della saggezza che si nutre delle nocciole dell’albero. È l’unica creatura in grado di aiutare re Artù nella sua ricerca di Mabon, il figlio scomparso della Grande Madre.

Quel salmone sarà il progenitore di tutti gli altri salmoni, pesci che ogni anno risaliranno il fiume controcorrente per risalire alla sorgente, per riprodursi. Tutti i salmoni nascono alla sorgente, non importa quanta fatica faranno per giungerci, quanti pericoli incontreranno dal mare fin lì.

Oltre a questo, anche la numerologia può aiutarci a capirne l’insegnamento perché  il numero 9 ricorre molto nella storia del Nocciolo: gli occorrono ben 9 anni in effetti per maturare e fiorire. 9 sono le muse, guardiane dell’ispirazione sacra e 9 i tronchi del Nocciolo sacro.

 

L’insegnamento

“I fusti del nocciolo muoiono dopo 30-50 anni e sono costantemente sostituiti da germogli nuovi. Se l’albero sembra sempre giovane, in realtà la radice originaria può avere centinaia d’anni.”

 

Spunto di riflessione

Il nocciolo è come la fenice: risorge.

La sua “immortalità” consiste proprio nell’essere flessibile, essere disposto a lasciar andare ciò che muore e trasformarlo in un terreno fertile per una nuova vita. Quello che lo rende unico è proprio la sua radice, il legame che lo collega con Madre Terra; è l’ancora della sua essenza, il suo collegamento diretto con la sua memoria personale oltre tutte le sue morti.

In Irlanda è conosciuto per essere l’albero della saggezza. Ma cos’è la saggezza se non ricordare le lezioni passate e la capacità di adattarle al futuro?

Il Nocciolo infatti ci insegna che la flessibilità è importante, che sia fisica o mentale.

La conoscenza non trova terreno fertile in una mente arida e rigida. Condividi il Tweet

 

Messaggio del Nocciolo

“Ricordati di rimanere flessibile quando il vento soffierà forte.

Non devi sacrificarti, devi agire con saggezza e con rispetto verso la tua vita.”

 

Il Nocciolo aiuta a prendere decisioni; pare in effetti che dormendo sotto un nocciolo giungeranno sogni ispirati, ma il suo vero aiuto consiste nell’aiutarci a raggiungere la nostra personale Fonte di ogni saggezza.

Insegna la flessibilità e la via di mezzo, perché anche se la fonte è a monte del mare, è solo parte di un ciclo ben più grande. Il Nocciolo ti spinge a lavorare profondamente dentro di te, a scoprire il tuo nocciolo e a scoprire il legame che ti connette col mondo che ti circonda.

Se quello che cerchi è un Alleato in grado di portarti a scoprire chi sei, portandoti alla scoperta della sorgente interiore, e che ti insegni a superare gli ostacoli grazie alla conoscenza della via di mezzo, allora il Nocciolo può essere l’Alleato giusto per te!

 

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edera

Edera

  • Famiglia: Araliaceae
  • Genere: Hedera
  • Etimologia: la parola “edera” deriva dal latino “hendere”, arrampicarsi, chiaramente riferito al fatto che è una pianta rampicante.
  • Longevità: fino a 300-400 anni.
  • Habitat: prevalentemente in tutto l’emisfero settentrionale perché teme il caldo e la luce solare troppo intensa.
  • Curiosità: L’edera è una pianta mellifera, il cui fiore è bottinato intensamente dalle api…

 

Come riconoscere l’Edera?

Foglia e corteccia

L’Edera è un arbusto rampicante – o strisciante- che può raggiungere i 30 m d’altezza. È un sempreverde. Usa gli alberi come tutori per arrampicarsi, creando intorno all’ospite una barriera che lo protegge dai raggi solari e dal freddo troppo rigido allungandone la vita. NON è un parassita e non si nutre della linfa degli alberi.

È caratterizzata da rami diversificati: i rami sterili hanno delle radici aeree al contrario dei rami che portano i fiori. le foglie, di un intenso colore verde scuro sono a 3-5 lombi sui rami sterili e intere e romboidali sui rami fertili.

Fiori

Il fiore è piccolo, giallognolo e ricco di polline, per questo motivo è un arbusto che attrae molto le api in modo perché rappresenta una delle ultime fioriture prima dell’inverno. Tuttavia, il miele di edera è molto raro.

 

 

Fruttifrutto dell' edera

Il frutto è una bacca globosa di colore nero-bluastro. Le bacche sono TOSSICHE e possono provocare seri mal di pancia. Per gli uccelli invece, costituiscono un’ottima fonte di cibo.

 

 

 

 

Utilizzi e proprietà dell’Edera

  • Nell’antichità, si usavano le coppe ricavate dal legno di Edera per rivelare il vino cattivo e per evitare gli effetti dell’ubriachezza.
  • Le foglie cadute a terra formano un ottimo humus (da non confondere con l’hummus, nota ricetta libanese a base di ceci).
  • È una pianta anti-inquinamento: assorbe il 90% del benzene e il 10% di tricoloroetilene.
  • Offre riparo a molti uccelli e insetti.
  • È importantissima per le api perché costituisce spesso l’unica fonte di nutrimento prima dell’inverno.
  • Il fogliamo è usato come foraggio per il bestiame, dall’epoca neolitica fino ad oggi.
  • A livello erboristico, contiene saponine, tannino, resine e sali minerali; è espettorante, emmenagoga e antireumatica. Tuttavia, l’uso interno della pianta ha alcuni effetti indesiderati per cui è meglio chiedere consiglio ad un esperto prima di frane uso.
  • A livello cosmetico e per uso esterno, l’infuso aggiunto all’acqua del bagno è astringente e coadiuva cure anticellulite; utilizzato per sciacquare i capelli dopo lo shampoo, li rende più forti, lucidi e scuri.

 

Miti e Curiosità

L’Edera è presente sopratutto nella mitologia del bacino mediterraneo e collega alcune divinità in modo assai curioso. Paesi diversi, stessi messaggi

Antico Egitto

Nell’antico Egitto, l’Edera era consacrata al signore della vegetazione e dell’Oltretomba Osiride. Il suo vero nome in realtà è ancora sconosciuto. Nei papiri, il nome originario del dio che noi chiamiamo con l’appellativo di origine greca “Osiride” è “Wsjr” ma la pronuncia originaria egizia non è conosciuta.

Il dio era lo sposo della dea Iside e era conosciuto per la sua passione per il vino, passione che gli costò la vita visto che il suo fratello Seth approfittò di un momento di ubriachezza del dio per rinchiuderlo in una cassa e in seguito smembrarlo. Fu poi ricomposto dalla sua sposa ma lei non ritrovò mai tutti i “pezzi originali” e Osiride dovette accontentarsi di rinascere nell’Oltretomba dove diventò guardiano di quest’ultima.

 

Dioniso e la corona d'edera

Antica Grecia

In Grecia, insieme alla vigna, l’Edera era sacra al dio Dioniso di cui i sacerdoti ed i seguaci ne portavano una ghirlanda nelle processioni e nelle orge. Dioniso nacque mortale e in una delle numerose versioni del suo mito, fu divorato da bambino dai Titani che tralasciarono il suo cuore. Zeus, padre di Dioniso, raccolse quel che restava di suo figlio e ne fece uno nuovo, questa volta immortale. Dioniso diventò così dio della vegetazione. E qui, possiamo notare le grandi somiglianze tra i miti di Osiride e Dioniso, entrambi uccisi, smembrati e resuscitati.

L’Edera era considerata la parte femminile e lunare della Vite, che invece era maschile e solare. Visto che l’Edera è una pianta legata al principio divino femminile, si possono collegare le sue foglie a cinque lobi agli aspetti della Grande Madre, venerata nell’antichità, che sono proprio cinque: Nascita, Iniziazione, Amore, Riposo, Morte.
Aspetti che possiamo ritrovare nei miti di cui abbiamo parlato prima. Possiamo anche dire che la sua crescita a spirale richiamano in modo assai marcato i temi della morte e della rinascita illustrati dalle mitologiche vicende di Osiride e Dioniso.

La pianta della rinascita

L’Edera, in poche parole, ti aiuta a rinascere dopo un periodo di morte, di smembramento metaforico, come quello che può capitarti di provare durante quella che viene chiamata “Notte oscura dell’Anima(se vuoi capire in cosa consiste, ti rimando all’ottimo articolo di Eshewa su Risorse dell’Anima). Ti ricorda del moto a spirale della vita, della forza silenziosa che c’è in te e che ti spinge ad andare oltre, a non fermarti mai, a non mollare.

È la pianta della seconda possibilità, quella che ti apre le porte ad una nuova vita, una nuova comprensione.

 

L’insegnamento

“L’Edera ha rinunciato alle sue potenzialità di dimensioni e solidità per guadagnare in flessibilità e adattabilità, in modo da poter ricoprire ciò che è morto o brutto, o ciò che ha bisogno di protezione.”

 

Spunto di riflessione

È meglio essere dei giganti solidi come una roccia o essere molto più esili e avere una grande capacità di flettersi ed adattarsi alle più svariate situazioni, magari essendo pure in grado di proteggere chi è molto più grande e grosso di te, proprio grazie a queste tue capacità?

La solidità e l’imponenza sono caratteristiche che danno una certa sicurezza, ma fin troppo spesso queste caratteristiche possono essere uno svantaggio se si escludono l’adattabilità e la flessibilità, perché molto spesso i colpi che riceviamo sono estremamente forti e possono danneggiarci colpo dopo colpo. E chi regge più poi?

Invece, se riesci a imparare dall’Edera il potere della flessibilità, sarai come il serpente che riesce ad evitare l’attacco dell’aquila con morbidezza ed agilità, perché non esiste solo la forza per superare gli ostacoli, la forza è solo la punta dell’iceberg di tutte quelle capacità che possono permetterti di affrontare le prove della vita. Anche la forza serve, è vero, ma potrebbe servirtene molto meno di quello che pensi.

 

Per poter rinascere, non bisogna temere la morte. Condividi il Tweet

 

Spunto di riflessione

Ma la flessibilità è solo un talento secondario di questo meraviglioso arbusto, quello che lo caratterizza più di ogni cosa è la sua capacità di riportare la vita lì dove c’è solo “morte. Se un albero muore e cade, l’Edera ricoprirà il tronco morto e lo trasformerà in un luogo di vita per molti insetti ed uccelli. È in grado di ricoprire sterili muri e trasformarli in qualcosa di vivo. L’Edera non è come tutti gli alberi, è speciale perché cresce ovunque e sopratutto dove gli altri alberi non riescono a crescere. Lei è la seconda vita, la pianta del riscatto, della “vita dopo la vita”.

È umile, non ha molte pretese, ma è molto preziosa per l’intero ecosistema.
Non so perché ha così una cattiva reputazione ma quello che so, è che le dobbiamo molto: sia per la protezione che dà agli alberi più deboli, sia al nutrimento che dà alle api che si preparano alla stagione più difficile.

Forse è il messaggio di coraggio che lei ci ripete che ci spaventa? O forse perché richiama il potere del sacro femminile così carente oggi nella nostra società?

Perché l’Edera è pure molto altruista: al contrario del Nocciolo che uso il potere della rinascita solo per se stesso, l’Edera lo usa per gli altri, quindi invece di credere che sia la causa della morte dei grandi alberi che vediamo passeggiando nei boschi, dovremo essere grati della sua presenza per tutti i doni che lei offre alla natura.

Per poter rinascere, non bisogna temere la morte, ma con l’Edera al tuo fianco, hai l’Alleato giusto per oltrepassare le porte di questo grande Mistero.

 

Messaggio dell’ Edera 

Respira profondamente e mantieni la tua presa saldamente. Resisti.

Non importa quanto ripida possa essere la salita, perché se seguirai i miei insegnamenti, salirai!

 

A volte riuscire ad adattarsi è più importante di essere forte. Riuscire a seguire il flusso degli eventi rimanendo flessibili e fedeli alla propria essenza, può essere la chiave di una vita più armoniosa che ti permetterà di proseguire sulla via della crescita interiore.

Quindi se senti di aver bisogno di trasformare e dare un senso nuovo al tuo percorso, se senti di volerti dare una seconda possibilità, se vuoi rinascere e aiutare chi ti sta intorno, l’Edera può essere l’Alleata giusta per te!

 

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Spirito del Pioppo

Pioppo

 

  • Famiglia: Salicaceae
  • Genere: Populus
  • Etimologia: L’origine del nome è incerta. Alcuni fanno risalire l’etimologia di pioppo al latino “pōpulus ”, altri al greco antico “ἀπελλόν “ (apellòn), pioppo nero.
  • Longevità: fino a 400 anni.
  • Habitat: Medio Oriente, bacino mediterraneo, Nord America; alcuni esemplari raggiungono pure il circolo polare (Populus tremula).
  • Curiosità: la corteccia del pioppo è commestibile. Un dato triste invece è che il Pioppo nero è a rischio estinzione sia in Germania che in Inghilterra…

 

Come riconoscere il Pioppo?

 

Albero e cortecciapioppo bianco

Il Pioppo è un robusto albero che può raggiungere i 30 m di altezza. La forma allungata della sua chioma permette di riconoscerlo da lontano. Per quanto riguarda la corteccia, è liscia e va dal bianco, al verde, al grigio scuro sugli esemplari più giovani, rugosa e profondamente fessurata sugli esemplari più anziani.

 

 

foglia del PioppoLa foglia

La foglia del Pioppo nero è piccola e leggera, caratterizzata dalla sua forma triangolare o a forma di cuore; inoltre, le foglie sono disposte a spirale. È  suo caratteristico ondeggiare del fogliame al minimo soffio di vento che ha dato al Pioppo tremulo (Populus tremens) il suo nome: le foglie sembrano tremare in continuazione e sono invece leggermente dentate e di colore argentato nella parte inferiore.

 

 

Fiori e fruttiFiori del Pioppo

Quando giunge la stagione primaverile, possiamo vedere l’abbondanza e la fertilità dei Pioppi riversarsi nella natura: sembra nevicare (per questo motivo gli anglofoni lo chiamano “cotton tree”, l’albero del cottone). I fiori sono lunghi e pendenti. I semi, piccolissimi e marroni, sono rinchiusi in capsule verdi o rossicci che si disperdono al vento tramite un pappo, i famosi “pioppini” che fioccano ovunque.

Utilizzi e proprietà 

  • Visto che non prende fuoco facilmente, è usato da molti anni per farne dei fiammiferi.
  • Il pappo, l’involucro cotonoso dei semi, è stato usato in passato per riempire guanciali e materassi.
  • I Celti usavano il suo legno per fabbricare scudi.
  • Era usato a scopo divinatorio grazie al fruscio delle sue foglie.
  • Il Pioppo nero è tra le essenze preferite dalle api per produzione di propoli.
  • Galeno era solito fare un unguento a base di gemme di Pioppo per curare le malattie della pelle.
  • Fa parte dei rimedi di Bach:  Aspen è indicato per i soggetti ansiosi, paurosi e molto sensibili che soffrono spesso di paure immotivate.
  • In ambito erboristico, ha un’ azione antisettica, antinfiammatoria, espettorante e febbrifuga, utile nella cura delle affezioni respiratorie come bronchite, raffreddore, catarro bronchiale e polmonare, laringite, tosse, influenza e febbre. Agisce anche come potente diuretico, utile per eliminare l’acido urico e disinfettare le vie urinarie, è un ottimo depurativo, analgesico e antinevralgico per la cura dell’artrite e di reumatismi articolari.

 

Miti e Curiosità

 

Europa celtica

Nell’Europa pre-cristiana, era un’albero connesso all’altro mondo. Alcune leggende raccontano che il tremore delle foglie del Pioppo tremulo era in realtà una danza in risposta ai segreti della gente del Sidhe,  nome gaelico del Piccolo Popolo irlandese, costituito da fate, gnomi e folletti. In realtà, erano delle divinità molto antiche: i Tùatha de Danann, che all’arrivo degli invasori, si ritirarono nelle altre dimensioni non raggiungibili dagli umani mortali, nel “Mondo di sotto“.

In Irlanda, i Druidi usavano un bastone di Pioppo sul quale erano incise alcune lettere dell’alfabeto oghamico per misurare i corpi e le tombe dei defunti.

 

Antica Grecia

Anche qui, il Pioppo è legato al regno dei morti!

Nei miti greci collegati a questo albero, spicca quello della ninfa Leùke. Ade, il dio degli Inferi bramava di possedere la giovane ninfa ma lei, che non voleva saperne nulla del dio, si mise in fuga. Scappò talmente lontano che si ritrovò al confine trai regni di Ade (Morte) e Crono (Tempo), vicino al fiume Menemosyne (Memoria). Disperata, implorò gli dei di essere salvata e così fu trasformata in Pioppo (bianco). Leùke diventò così il simbolo della vita che sfugge alla morte, grazie al sacrificio del corpo.

Un altro mito importante è quello di Ercole. Al quasi termine delle sue famose dodici fatiche e alla sua entrata nel mondo dei morti, Ercole intrecciò alcuni rami di Pioppo e se ne fece una corona. Una parte delle foglie diventò scura sotto l’effetto del fuoco del regno dei morti,  e la parte inferiore delle foglie, che erano a contatto con il sudore dll’eroe e con la luce della sua fronte, divennero bianche: simbolo del superamento delle sfide e della morte. Così il Pioppo divenne la corona di chi era riuscito a percorrere entrambi i regni: quello dei vivi e quello dei morti, senza perdersi.

 

L’insegnamento

 

il pioppo solitario

 

Se saprai riconoscere il Pioppo, non ti perderai mai.

 

 

Spunto di riflessione

Il Pioppo si riconosce subito: spicca in qualsiasi bosco o foresta: la sua chioma allungata e la sua altezza permettono di individuarlo con facilità. Questa sua caratteristica aiuta ad orientarsi: bisogna sempre tenere conto di lui se vogliamo evitare di perderci in mezzo alla foresta, e questo è una metafora importante della vita:

Ricordarti che non sei eterno ti aiuterà a dare un senso alla tua vita. Condividi il Tweet

È un albero davvero importante e utile per chi vuole trasformare le sfide che affronta in opportunità di crescita, perché quello è il punto chiave del suo insegnamento: la trasformazione.

 

“L’essenza della forza interiore sta nel riuscire a trasformare la tempesta in danza.”

 

Spunto di riflessione

Il Pioppo è un albero legato ai temi della morte, della discesa negli Inferi e della resurrezione: di Pioppo era fatta la croce di Gesù nell’iconografia cristiana, è un albero che si riconosce da lontano e si trova spesso nei pressi dei cimiteri, era usato dai Druidi nei riti funerari,… È alto, solenne e non teme la solitudine. È un albero che sta a guardia della soglia tra il mondo dei vivi e dei morti, fa un po’ le veci di Virgilio con Dante in realtà: accompagna il vivo nel mistero dei misteri e poi lo riporta in superficie, più maturo, più cresciuto. Trasformato.

Si può dire che è un albero di confine: tra il qui e il lì, tra i vivi e i morti, tra gli uomini e gli dei,… Non è un tipo espansivo come si potrebbe pensare e questo spesso ci porta a sbagliare sul suo conto: tanti pensano che sia legato alla paura perché le sue foglie tremano, invece lui parla di coraggio, di superare le sfide nella vita, e lo fa con un’eleganza che pochissimi riescono a cogliere: lo fa danzando.

In questo fatto, forse ti ricorderà l’immagine di Shiva.

Shiva e il potere del Pioppo

 

La leggenda narra che alcuni Rishi (saggi, veggenti)  volevano uccidere Shiva e così gli mandarono alcuni canti magici di maledizioni, ma Shiva era più furbo: si mise a ballare.

Così l’energia negativa si trasformò in energia creativa.

 

Messaggio del Pioppo

 

Non confonderti: io non tremo, ballo col vento del cambiamento. Condividi il Tweet

 

Stando sotto i suoi rami, potrai provare un senso di riverenza e rispetto, sentirai il peso della saggezza, il valore del silenzio. Sentirai la sua presenza come una garanzia: sai che se avrai bisogno di lui, il Pioppo sarà lì per sostenerti.

Non ti darà lezioni teoriche o messaggi dal sapore esoterico: ti porterà a sperimentare sulla tua pelle il mistero, a viverlo. Per questo motivo è l’Alleato preferito dei “guerrieri”: quelli che non si arrendono di fronte agli ostacoli, ma vanno oltre.

 

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Spirito della Quercia

Quercia

 

  • Famiglia: Fagaceae.
  • Genere: Quercus.
  • Etimologia: “Quercus” deriva dal sanscrito “Khar” che significa  duro, ruvido.
  • Longevità: fino a 600-800 anni ma alcuni esemplari oltrepassano il millennio. In California si può trovare il Jurupa Oak, considerato come il più vecchio essere vivente del pianeta che conta ben 13.000 anni! Si tratta di una quercia che si è incredibilmente auto-clonata e ha formato una colonia  per sopravvivere al tempo. È ancora oggetto di studio da parte degli scienziati (qui l’articolo del New York Times)
  • Habitat: presente in tutto l’emisfero settentrionale, ovvero America, Europa, nord Africa ed Asia, dalle zone temprate a quelle tropicali. Teme il freddo rigido.
  • Curiosità: è una specie estremamente materna/paterna che accoglie intorno a sé più di 500 specie tra ragni, insetti, animali e uccelli. Inoltre attira in modo particolare i fulmini…

Come riconoscere la Quercia?

Albero e cortecciacorteccia della quercia

La corteccia è assai caratteristica e può assomigliare alla pietra negli esemplari più longevi. È ruvida, sottile, di colore grigio-bruno e con squame dure e presenta numerose crepe e incisioni.

 

 

La foglia

Il fogliame è assai curioso in quanto la forma delle foglie diverge a secondo che si trova su rami vecchi o giovani. Però si può dire che  generalmente la forma è allungata, lobata o dentata. Bisogna però precisare che la forma della foglia diverge molto anche da quercia a quercia e ne esistono più di 450 specie diverse!

 

Fiori e fruttifrutto della quercia

La Quercia porta fiori sia maschili che femminili, lunghi e tendenzialmente pendenti; i fiori maschili sono gialli, quelli femminili invece sono di colore verde. Il frutto è la ghianda, frutto commestibile di cui scoiattoli e cinghiali sono ghiotti. Anche l’uomo usava la farina ricavata dalle ghiande per farne delle gallette durante i tempi di carestia. È un frutto molto nutriente ma dal gusto assai amaro.

 

 

Utilizzi e proprietà

  • Si usa sin dall’antichità per conciare le pelli.
  • Il solido legno era usato per la costruzione delle navi.
  • Le ghiande sono l’alimento principale di alcune specie di maiali (sopratutto spagnoli).
  • Il legno è usato da secoli per la costruzione di botti nelle quali si fanno invecchiare vini, liquori e aceti pregiati.
  • È un legno comunemente usato per fare parquet e mobili.
  • In ambito erboristico è considerato astringente, antiinfiammatorio, antisettico, antivirale, vasocostrittore ed è un blando analgesico.
  • I vini e decotti di corteccia sono usati in caso di febbre e diarrea. In passato venivano anche somministrati per emorragie e avvelenamenti.
  • I tannini di cui è ricca la quercia sono ottimi cicatrizzanti.

 

Miti e Curiosità

La Quercia di Dodona

Si racconta che l’origine dell’oracolo di Dodona fosse ben più antico rispetto a Delfi e che risalirebbe addirittura all’Egitto. Da Tebe, in Egitto, sarebbero partite due colombe nere, una sarebbe arrivata a Dodona e si sarebbe posata su una Quercia, dando nascita ad uno dei luoghi oracolari più famosi dell’antichità. L’altra sarebbe arrivata in Libia, a Siwa dove sarebbe nato il culto del dio Amon.

Queste due colombe nere erano in verità delle sacerdotesse egizie vendute come schiave che poi dessero nascita a questi importantissimi luoghi di culto. La Quercia a Dodona sarebbe stata scelta dalla sacerdotessa non a caso ma proprio per le sue peculiarità: possiede anche delle profondissime e possenti radici che si ancorano nel grembo della Grande Madre ed era conosciuta per essere un albero guaritore estremamente possente.

 

Quercia sacra

La Quercia per la gente del Nord

La Quercia è sempre stato il Re della Foresta  sia per la sua longevità che per la sua forza. La Quercia è un albero molto particolare, non solo per la sua longevità che viene decantata in questo modo:

“Re Quercia, patriarca degli alberi, i tuoi germogli crescono lentamente. Per tre secoli cresci, e per altri tre conservi il tuo massimo splendore, e altri tre ti occorrono per morire.”
-Detto inglese

… Ma anche per il suo potere legato alla conoscenza e alla guarigione! Gli antichi avevano l’abitudine di tenere le loro assemblee le più importanti all’ombra dei suoi rami  ma non solo…. Avrai anche tu in mente quell’immagine del Druido che raccoglie il Vischio dai rami della Querce sacre, vero? La Quercia è molto sensibile agli influssi planetari, che si rispecchiano nella crescita dei suoi rami: non è caotico come sembra; ma di questo parlerò in futuro.

Che sia per la sua forza, la sua longevità o il suo profondo collegamento con la Terra (per via delle sue radici), sia per il suo importante collegamento con il Cielo (per via dell’attrazione che esercitava sui fulmini e quindi il rapporto privilegiato come i “patriarchi” Giove, Zeus e Taranis), è facile capire per quale motivo le antiche tribù teutoniche e i popoli agricoli del medioevo hanno considerato il suo potere come curativo e potente.

Bisogna ricordare che le querce crescono sopra delle correnti d’acqua sotterranee, delle vie serpentine o draconiane, il drago è sempre il custode dei tesori della Terra. La quercia in questo modo permetteva di portare in superficie il potere curativo di questo “tesoro” e diventava quindi un portale tra i mondi, tra il grembo della Madre protetto dal Serpente/drago, il mondo degli uomini ed il Cielo del Padre protetto dai fulmini.

 

L’insegnamento

“Le sue radici possenti si irradiano nella terra come i suoi rami nel cielo. “

 

Spunto di riflessione

La Quercia è il punto di unione tra l’alto e il basso, tra cielo e terra; raccoglie e riunisce la conoscenza di entrambi i mondi e questo si rispecchia nelle sue radici che affondano nella terra nello stesso modo dei suoi rami nel cielo. È un albero forte e possente ma la sua maggiore caratteristica è la sua longevità.

Le Querce sono ultracentenarie ma c’è un esemplare in particolare che oggi è considerato l’essere vivente più vecchio del pianeta: è una Quercia di 13.000 anni. Questo significa che quando quell’albero non era altro che un germoglio, l’essere umano viveva ancora nelle caverne! Questo fa di lui il testimone dell’intera storia umana, storia che noi abbiamo dimenticato e che tentiamo a malapena di recuperare.

 

“È forte, possente e stabile ma la sua particolarità è quella di attrarre il fulmine più di ogni altro albero.”

 

Spunto di riflessione

Il fatto di essere un ponte tra i mondi, di accogliere molte specie di esseri viventi intorno a sé, fa della Quercia l’albero della condivisione e della trasmissione del sapere che dispensa con generosità a chi sa ascoltare.

La Quercia è anche una porta che viene aperta direttamente dal potere dell’alto attraverso i fulmini: non è una punizione, è una trasformazione. Quando la Quercia si trasforma in quel portale, aperto direttamente dal potere divino, chi è in grado di ascoltare il cuore dell’albero avrà accesso a tutto il suo sapere accumulato attraverso il tempo.

Ogni Quercia è come un’enorme biblioteca, solo che tutto il sapere che lei custodisce è ben vivo e vegeto, è dinamico, e evolve in continuazione.

Nessun libro al mondo potrà MAI trasmetterti la conoscenza racchiusa negli Alberi, per questo è importante imparare a leggere la natura. Per riuscirci ci vuole pazienza, capacità di osservazione e memoria; tutte caratteristiche della Quercia.

Se il Nocciolo è l’Albero della Saggezza, la Quercia è l’Albero della condivisione, della trasmissione del sapere ma sopratutto della Memoria ancestrale.

 

Messaggio della Quercia

 

La Conoscenza è nulla senza la trasmissione. Condividi il Tweet

 

Ti insegna ad essere un portale saldo, a manifestare il tuo potere personale ancorando le tue radici profondamente e permettendo che i tuoi rami si innalzino verso l’alto. Ti aiuta ad ascoltare e osservare con pazienza, a sviluppare un pensiero in grado di nutrire chi ti sta intorno e a crescere interiormente.

 

Se senti di volere trasmettere qualcosa di prezioso alle prossime generazioni e non hai paura di attraversare le tempeste della vita, se hai a cuore il destino della collettività, allora la Quercia può essere l’Alleata giusta per te!

 

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Spirito del Faggio

Faggio

  • Famiglia: Fagaceae.
  • Genere: Fagus.
  • Etimologia:deriva dal greco antico φαγεῖν (“phagein”) e dal latino “fagus”, mangiare.
  • Longevità: fino a 200-300 anni tuttavia alcuni esemplari riescono a raggiungere la riguardevole età di 500 anni.
  • Habitat: Prevalentemente in Europa centrale e bacino mediterraneo ma si trovano individui che si spingono a nord fino alla Svezia.
  • Curiosità: il faggio è un albero poco socievole, crea molta ombra intorno a sé e questa particolarità gli permette di isolarsi da molte specie arboree che preferiscono maggiore luce…

Come riconoscere il Faggio?

Albero e cortecciacorteccia del faggio

Il Pioppo raggiunge i 30 m di altezza, la chioma è folta, slanciata e tendenzialmente conica o arrotondata. La corteccia è piuttosto liscia e di colore grigio-argentato.

 

Foglia del FaggioLa foglia

Di colore verde scura sulla parte superiore e verde chiaro sulla parte inferiore, è di forma ovale, appuntita e con bordi leggermente ondulati. Prima di cadere assumono colori che regalano ai boschi meravigliosi colori, prima oro e poi rame.

 

Fiori e fruttifrutto del Faggio

I fiori maschili sono raggruppati a grappoli di colore giallo-verde, i fiori femminili sono presenti su un grappolino verde, tondo e peloso. Il frutto si chiama “faggiola”, è triangolare e di colore marroncino ed è rinchiusa dentro una cupola divisa in 4 parti. È commestibile ed è molto ricca di olio (20% ca.). Può, se tostata, sostituire il caffè.

 

 

 

Utilizzi e proprietà

  •  Il Faggio consolida, drena, ventila e rinforza il terreno.
  • La sua corteccia era usata anticamente come sopporto per la scrittura (prima della carta).
  • È in grado di creare un buon hummus (da non confondere con humus, la ricetta a base di ceci), leggermente acido.
  • Il suo legno è pesante e resistente ed è molto usato in falegnameria.
  • Anticamente si usavano le ceneri del suo legno per produrre unguenti.
  • Il legno un ottimo combustibile che viene usato spesso per i barbecue.
  • Le sue foglie sono usate come foraggio per il bestiame.
  • Dai suoi frutti si può ricavare un olio commestibile, era anche questo usato come combustibile tempo fa.
  • Le faggiole sono usate a scopo culinario al posto del caffè ma anche cotte come le caldarroste.
  • In ambito erboristico, la corteccia, il legno, le foglie e i semi hanno proprietà astringenti, antisettiche, depurative e disinfettanti. Sono ottimi per impacchi depurativi per la pelle del viso o come astringenti per gli eccessi di sebo. Gli unguenti fatti con le sue ceneri (e l’olio) hanno proprietà antinfiammatorie, balsamiche ed espettoranti.

 

Miti e Curiosità

Purtroppo, per quanto riguarda i miti, sarò molto breve e conciso: il Faggio non è legato a nessun mito conosciuto.

Però le curiosità sul suo conto piovono!

Nel nord Europa per esempio, prima delle pergamene, si scriveva su sottili fogli di corteccia di Faggio, a tal punto che il suo nome germanico si confonde con la parola “libro“: “Buch”In gaelico, il suo nome “fábhile” significa “albero sacro“, in realtà era l’albero sacro del neolitico, prima che lo diventasse la Quercia.  In francese invece è un omofono (stessa pronuncia, scritta diversa) della parola “essere“, ovvero “être“, mentre  “Faggio” si scrive “hêtre“.

Miti sul Faggio

 

L’albero sacro delle religioni matriarcali

Si tratta infatti dell’albero sacro delle nostre origini. Per darti un’idea, lo era molto prima del tempo della glaciazione ma il Faggio era talmente lento a crescere che è stato soppiantato dalla Quercia e dal Frassino.

Nel nord Europa è conosciuto come “, l’albero delle streghe“, ultimo retaggio che lo collega ai culti antichi (e ormai dimenticati) della Grande Madre. La nostra memoria purtroppo non riesce a risalire così tanto indietro nel tempo per ricordare i miti sul suo conto, e con l’avvento delle religioni patriarcali, molto del passato è andato perso.

Nei Paesi Baschi si usa ancora (molto raramente ormai) la sua corteccia a scopo divinatorio in alcune cerimonie come matrimoni e battesimi (feste patrocinate da sempre dalle divinità femminili): il dolce della festa era contornato da un foglio di Faggio: la sposa faceva il dolce mentre sua madre preparava la corteccia. Una coppia di uccelli erano nascosti nel cuore del cono di legno, sotto il dolce e al momento in cui venivano “scoperchiati”, si leggeva il futuro della coppia (o della vita del bambino nel caso del battesimo) in base alla direzione del volo degli uccelli.

I miti del Faggio sono collegati ai primi miti della nostra storia, per questo motivo non ne abbiamo più memoria.

 

L’insegnamento

“Il Faggio è il capostipite della famiglia delle Fagaceae che includono faggi, querce e castagni.”

 

Spunto di riflessione

I primi esemplari risalirebbero al Cretaceo, circa a 90 milioni di anni fa (per darti un metro di misura, l’estinzione del dinosauri risale a circa 65-66 milioni di anni fa). Si tratta quindi di una famiglia molto longeva e tenace che ha visto scendere l’essere umano dagli alberi, per dire. Anzi, è uno degli alberi che l’essere umano conosce da sempre perché era presente in ogni continente (a parte Africa tropicale e  australe) e per le sue caratteristiche, è sempre stato tenuto in grande considerazione dall’uomo.

Era fonte di elementi curativi, di ombra, di cibo; quando, nel neolitico, l’essere umano è diventato più sedentario e si è riposato sull’agricoltura e l’allevamento di animali, le sue foglie erano fonte di foraggio per il bestiame quindi è stato un’albero importante, che ha affiancato l’evoluzione della nostra specie da sempre.

Non credo ci stupirebbe scoprire che sia diventato nel tempo, proprio per questo essere sempre presente in caso di bisogno, un albero onorato e rispettato come simbolo della Grande Madre che nutre, protegge e cura i suoi figli.

Le storie che parlano del Faggio sono troppo antiche per ricordarle, erano per lo più antecedenti alla scrittura stessa, e anche se è proprio il Faggio che ha sopportato la nostra evoluzione in tutte le sue fasi, quando è giunta la scrittura, ormai il suo culto era stato soppiantato dal suo successore: la Quercia.

 

“Il compito più duro di una madre è guardare i propri figli cadere e farsi male per dare loro la possibilità di rialzarsi da soli e credere nella forza delle proprie gambe.”

 

Spunto di riflessione

Il Faggio è l’albero che ti accompagna, che ti sostiene, che rimane al tuo fianco in ogni circostanza. Ti dà tutto quello che ti serve: nutrimento e protezione. Questo albero colma i tuoi bisogni e accompagna il tuo cammino senza interferire. Ti guarda camminare con le tue gambe e, saggiamente, non ti evita la caduta perché significherebbe evitarti anche la lezione. Il Faggio è una come una buona madre,anzi! È una Grande Madre che guarda i suoi figli crescere e allontanarsi da lei, senza giudizio alcuno e sempre pronta ad accoglierli di nuovo.  È un po’ la nonna dell’umanità.

Il Faggio è quel porto sicuro al quale potrai tornare sempre, sicuro/a di trovarci la sensazione del “primo abbraccio”, quello della nonna saggia e buona che ti racconterà quelle storie che nessuno conosce perché nessuno se le ricorda.

 

Messaggio del Faggio 

Forza e dolcezza sono la combinazione vincente per trovare la giusta direzione nella vita. Condividi il Tweet

 

Come avrai capito, è un’Alleato davvero prezioso che scommette sull’umanità: è generoso e protettivo, non ti farà mancare nulla. L’unica cosa forse che ti chiederà il Faggio, a parte trattare bene la Terra sotto ai tuoi piedi, è di continuare ad avanzare, imparare e scoprire, di proseguire sulla tua strada e di non lasciarti andare allo sconforto di fronte alle difficoltà; perché se hai bisogno di un abbraccio, il Faggio sarà sempre lì ad aspettare te.

 

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Betulla-albero

Betulla

 
  • Famiglia: Betulacee.
  • Genere: Betulla.
  • Etimologia: Dall’antico alto tedesco bircha, dalla radice indoeuropea bher(e)g che significa bianco, splendente.
  • Longevità: da 80 a 120 anni.
  • Habitat: zone dal clima temperato e boreale.
  • Curiosità: è un albero pioniere capace di occupare rapidamente delle zone rase al suolo dopo un incendio o un disboscamento…
 

 

Come riconoscere la Betulla?

corteccia Betulla

la Betulla prende il suo nome dalla corteccia bianca.

Albero e corteccia 

La corteccia è bianca e ha un aspetto cartaceo a strisce orizzontali ed è caratterizzata da segni neri a forma diamantata.
L’albero può raggiungere un’altezza che varia da 15 a 30 m ma alcune varietà della betulla (Betulla pendola per esempio) possono presentarsi sotto forma di cespugli.

 

 

Foglia di BetullaFoglia

La foglia è piccola e leggera, dalla forma ovale o triangolare, appuntita e dal bordo dentellato.

 

 

 

Fiori e frutti

infiorescenza della Betulla

Infiorescenze della Betulla

D’estate quando i fiori femminili si trasformano in frutti maturi, in genere, rilasciano tantissimi semi alati che trasportati dal vento possono volare lontano e col tempo creare delle foreste di betulle. 

 

 

 

 

Utilizzi e proprietà della Betulla

 

  • È un ottimo depurante, sia per l’uomo che per il terreno.
  • La corteccia contiene catrame, ciò rende la betulla un legno buono da ardere anche quando è fresco.
  • Veniva usato in passato per ricoprire i tetti delle case.
  • I nativi Americani della tribù Ojibwa usavano la betulla per la costruzione dell’inipi (capanna sudatoria).
  • La corteccia è stata usata per costruire barche e canoe.
  • Contribuisce all’equilibrio delle acque nel terreno.
  • In ambito erboristico, l’infuso delle foglie giovani ha un effetto depurante sul corpo in quanto stimola la cistifellea, i reni, la vescica. È una bevanda depurativa, diuretica, antisettica, antiinfiammatoria, e leggermente sudorifera che può aiutare in caso di sindrome premestruale, calcolosi renale,insufficienza venosa, ipertensione arteriosa e edemi da insufficienza cardiaca.
 
 

Miti e curiosità

La Betulla ha una lunga storia nei miti e leggende delle diverse popolazioni eurasiatiche: per i Celti era anticamente il simbolo del sole nascente (Beth, “Betulla”, è la prima lettera dell’alfabeto ogamico)Con il tempo però sarà il potere materno e la sua candida corteccia a far prevalere l’aspetto specificatamente materno su quello solare, rendendolo per le popolazioni europee, un’albero legato alla Grande Madre e alla Luna. Questo successe a molti popoli in passato che dimenticarono l’aspetto materno e femminile del Sole rendendolo, col passare del tempo, prettamente  maschile.

 

Per le popolazioni siberiane, era l’albero che collegava i mondi dello Spirito: l’axis mundi, asse del mondo.
Gli sciamani siberiani usavano questo albero per accedere ai mondi superiori nello stato ampliato di coscienza.
Era usata anche nei riti di iniziazione, nei quali il novizio compieva il suo primo viaggio.

 

Il suo legno è usato da millenni per costruire i sacri Tamburi, oltre che per il Potere legato all’albero, anche per la sua capacità di modulare toni alti e bassi conferendo al tamburo una voce armonica e profonda.
Per questi motivi, i Siberiani consideravano la Betulla come l’albero sciamanico per eccellenza.

 

L’insegnamento

 
“Le betulle europee, quindi la betula pubescens e la betula pendula hanno bisogno di molta luce; hanno una chioma folta e luminosa ed i loro delicati rami rispondono sensibilmente all’aria.”

Spunto di riflessione

Abbiamo detto in precedenza che è un albero pioniere, ciò significa che è in grado di ripopolare aree distrutte e rase al suolo in un tempo relativamente breve. Però ha bisogno di sole, ha bisogno di luce per vivere e riportare vita intorno a sé.  È comunemente considerato come albero solare, sia per il suo colore candido e luminoso che per la sua predilezione per la luce solare.

 

Grazie a questa capacità di adattamento, riesce a portare una guarigione profonda. È simbolo di guarigione e rinascita all’ambiente che lo circonda. Non è da sottovalutare il suo potere armonizzatore a livello radicale: riuscire a mettere le radici in un terreno povero e arido, significa rendere la terra fertile, guarirla e permettere ad altre specie di ripopolare il terreno.
Riesce a pompare acqua e nutrimento per sé e gli altri riportando vita e energia e rendendolo disponibile per la comunità. Si tratta di un albero comunicativo che ha uno stretto legame anche con l’aria: i suoi semi leggeri possono percorrere lunghe distanze, portati dal vento, per giungere in luoghi desolati.

 

È un albero di Medicina

 

 
“In inverno i rami acquisiscono un colore violaceo a causa di una cera che li ricopre donandogli una gran resistenza al freddo ed al maltempo.” 

Spunto di riflessione

L’inverno è un periodo delicato anche per l’uomo: è un periodo di vulnerabilità ed introspezione, la Betulla ci insegna a proteggersi quando l’ambiente esterno non offre un clima adeguato e a non confondere la protezione con l’isolamento.
Proteggersi significa mettersi nelle condizioni ideali per superare le avversità e le difficoltà, significa nutrire amore verso se stessi e preferire dirigere la propria energia per il proprio benessere invece di sprecarla inutilmente verso l’esterno quando le condizioni non permetterebbero nessun effetto benefico.
Proteggerti significa nutrire amore verso te stesso e capire cosa è meglio per te. Condividi il Tweet
L’insegnamento di questo albero è molto importante!
Ci spinge ad essere amorevole verso gli altri ma anche verso se stessi, perché l’energia ha bisogno di fluire in modo equo ed armonioso per ognuno, noi compresi.

 

 

Messaggio dell’Albero

 
“Sono come il miele nel latte.
Sarò dolce con te ma potrò essere più dura per sostenere il tuo cammino se questo lo richiederà”.
 
La Betulla è un’essenza amorevole ed accogliente con la quale è facile fare amicizia. È molto protettiva ed entra in sintonia facilmente con le persone. È la più indicata per chi è all’inizio della pratica sciamanica per il suo carattere materno. È l’Alleato ideale per il primo Tamburo.

 

 

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Alessandro

 
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Sono un praticante sciamanico e un padre di Tamburi.
 
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